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    November 03

    SECONDA PARTE

    Karen sentiva lo sguardo di Sabaudio sciogliergli lentamente il laccetto che tratteneva strenuamente l'accappatoio, poteva percepire l'odore fresco della sua pelle, sentire l'umidità delle pieghe del suo corpo ed il violaceo piacere dell'attrito; sapeva e per questo continu`p a divaricare e chiudere le gambe ritmicamente, sempre un po' più aperte, sempre un po' più alla vista di quel moccioso, di quel prototipo di uomo, di quell'amante solitario che era da sempre. Poi schiudendo "la flor de la pasión" si fermó, trattenendo il respiro, la cassa toracica si contrasse rialzando i seni, strinse le mani sugli inguini, fece scivolare le dita con piccoli movimenti, solo la brezza estiva era simile alla sua carezza, impercettibile, centimetri di pelle frizionando con i polpastrelli...finché non decise di affondarsi con le dita per ridurre ogni attrito, lubrica realtà, espirò, prese aria nuovamente ma con un altro affondo netto, veloce e seppe che Sabaudio aveva già finito la sua corsa...il riflesso degli occhiali era scomparso, forse è riuscito anche a non macchiare i pantaloni, pensò, poi si reclinò, si passo le dita sulle labbra soffermandosi sotto il naso geometrico ed annusò, ogni donna ha in se una interminabile primavera; appoggiò i piedi, si strinse i seni e sorrise; il pensionato del secondo piano cercava di vedere, capire, sapere e nel suo tentativo vano di essere discreto e naurale aveva fatto cadere la gabbia del canarino che tra il volo e l'atterraggio era impazzito dalla paura. Entr`p in casa con il dubbio della sconfitta, non era soddisfatta, avrebbe voluto vederlo contorcersi, resistere allo spasmo, ed invece in un batter di ciglia era scomparso...Sabaudio in ginocchio davanti alla porta, stringeva l'arnese forte con entrambe le mani, non era riuscito a fare altro che girarsi e piegarsi in un vano tentativo di estrarlo per poi finire la sua agonia sul pavimento, ed invece nulla, appena affiorava la macchia sul pantalone, tra il pallore del viso ed il rossore della vergogna, si fermò a fissare la porta, sperando che nessuno bussasse, entrasse, si affacciasse come uno sclerotico scherzo del destino, nonn c'erano parole, solo la fretta di risolvere il tutto e tornare a sbirciare...pra sapeva di non essere l'unico osservatore, anzi lo terrorizzava l'idea di essere un osservato, la vittima, una pedina in una sfida che non aveva ancora nome, unico coperto/scoperto che ricostruiva la verticalità degli edifici nel rossocarne umido di quella ragazza...ora la curiosità era desiderio...voleva sentire il sapore, alzò una mano, annusò e tornò alla realtà, solo, imbrattato e fiaccato dalla passione genitale.
    TO BE CONTINUED 2 
    October 13

    Fatevi due risate

    Un tale Italo nel forum di gazzetta.it motori ha scritto la presente barzelletta...mi sono spaccato dalle risate ed ho pensato di farvela leggere!!!Ringrazio Italo
    Salutiammmm
     
    Dennis, Alonso e Hamilton stanno facendo la pausa prima della gara. Dennis, per rompere la monotonia dice ad Alonso: "Amigos, conosco un nuevo giocos. Occorrono una mazzas, le palles e un bucos. E Alonso piu' lesto che mai dice : Io metto la mazzas!". Dennis : "Io metto le palles!". Hamilton : "Io non giocos!!".
    October 12

    Curiosity kill the cat

    Girovagando online per cercare informazioni sulla castrazione (per il gatto) mi sono imbattuto in un site divertente, oddio non so effettivamente se tutto il site, ma ciò che ho trovato su una delle pagine mi è sembrato grazioso...per questo faccio un copia incolla e vi indico da dove l'ho preso!!!
    Baciamo le zampe.
     

    PERCHE' I GATTI SONO MEGLIO DEGLI UOMINI
    I gatti non fumano.
    I gatti non si arrabbiano se li chiami micione
    I gatti non guardano mai le partite di football alla TV.
    I gatti non lasciano 1 asse del gabinetto bagnata.
    Ai gatti piace andare con te in vacanza..
    I gatti non portano calze puzzolenti.
    Un gatto non dice mai parolacce.
    Un gatto non legge il giornale mentre mangia.
    Al gatto piace moltissimo stare con te a casa.
    Un gatto non paragona la tua cucina a quella di sua madre.
    I peli dei gatti sono molto morbidi.
    Nessun gatto ha mai comprato Playboy o Penthouse i gatti sono indipendenti
    I gatti non arrivano mai in ritardo.
    A un gatto non importa quanti gatti tu abbia avuto prima di lui.
    Puoi chiudere il gatto in una stanza quando ti visitano gli amici.
    Il gatto non si accorge se la tua migliore amica è bellissima.
    I gatti lasciano la madre quando hanno 6 mesi.
    Puoi marchiare il tuo gatto con un tatuaggio.
    Un gatto non vuole sapere dove sei stata tutto il giorno.
    Castrare un gatto è legale.
    Un gatto non critica mai la tua guida.
    I gatti non raccontano agli altri gatti le loro esperienze amorose.
    Più un gatto è peloso più è bello.
    Al gatto puoi dare da mangiare la roba del giorno prima.
    Ai gatti piace la carne in scatola.
    Ai gatti piacciono le carezze sul collo..
    IN COSA I GATTI E GLI UOMINI SI ASSOMIGLIANO
    Entrambi odiano la doccia.
    Nessuno dei due si fa spaventare dai topi.
    A entrambi piace dormire sul sofà.
    Entrambi sono gelosi.
    A entambi piacciono le coccole
    Entrambi cambiano spesso compagna.
    Entrambi lasciano i neonati alla madre.
    A nessuno dei due piacciono i bambini.
    A nessuno dei due piace usare il preservativo.

     PRESO DA http://www.ilmondodielena.it che ringrazio comunque sempre ed ovunque

    CIAUZZZZ

    October 06

    Diente de oro

    Mancano pochi giorni all'inizio delle attività culturali dell'associazione del Diente de oro (troverete il link sulla destra); quest'anno cercherò di fare dei brevi e amichevolmente buoni resoconti sulle attività...ci fosse qualche poetastro o cultureta che volesse venirsene a dare una lettura in italiano....ogni presentazione ha come fine la promozione di un artista, con tanto di pubblicazione bilingue (sempre che riesca a finire d'impaginarla...miii che complicato che è il Quark Xpress). Giacché l'anno segue quello accademico e che quindi comprende due anni ognuno, questo 07-08 avrà nuove sfide (letterarie) da affrontare coniugando il potere delle parola scritta con valori ideologici e poetici...insomma fin'ora poeti cattolici e di destra non se ne sono visti e se sono passati di li, l'hanno fatto come pubblico ed in incognito!!!Che altro dire se non che sarà dura, non per mancanza di autori, ma per il livello qualitativo che è già molto alto, sempre cercando di dare spazio ad autori novelli che possano farsi le ossa anche grazie a queste attività. Dulcis in fundo: mi è stata data la carica di segretario e vicepresidente (o come preferisco dire consigliere, stile Il Padrino, e vicesindaco, che anche le piccole comunità poetiche hanno dei rappresentanti pubblici)....Se siete poeticamente poetici e vi fa l'idea di farvi due giorni in Andalusia...bhé...è una scusa sciocca ma...che ne direste di una lettura?!?!?
    Buon sabato e buona Ferrari a tutti
    e se ve lo dico io....ahó!!!
    September 30

    Insopportabile

    Alcune notti sembrano eterne, il tempo passa cosí lento che si possono sentire i secondi gocciolare; scolorita notte di città, quando la vita fuori è un fiume in agonia, auto, bus, taxi, prostitute, gente persa, altra ritrovata, senza meta, lavoratori che non sanno più che giorno è, se esistono le domeniche, ma che aspettano silenziosi che qualcuno gli apra la porta, li faccia entrare in un piccolo mondo al neon, tra saldatori e tute sudicie.
    Di notte i sussurri sono grida, il passaggio delle luci una eco; i passi scuotono dal torpore, ogni tonfo un avviso; e devi essere pronto, il tuo sorriso migliore, l'attenzione, il garbo, mentre attendi che anche questo andirivieni, questa piccola mareggiata si quieti per tornare al gocciolare tiepido dei secondi.
    September 24

    Prima parte

    Lui si chiama Sabaudio, ha diciassette anni, studia ed è figlio unico, famiglia borghese, moralmente cattolica, oppressi dalle tasse, ma felici possessori di un televisore nuovo; tra trenta anni potranno dire che il quarto piano dove vivono é loro (fino ad allora sarà della banca), in 5 anni avranno finito di pagare la seconda auto, anche il mantenimento dei pesciolini rossi a fine mese diventa un problema. Sabaudio ama leggere, è timido ed introverso, non ha amici, si compagni di scuola, qualcuno di studi, pochi d'avventura, non perché lui non voglia, sono gli altri che alla silenziosa inclinazione del carattere aggiungono una sincera noia che produce, al confondersi spesso con qualche soprammobile; sa solo di letteratura, storie vecchie, non conosce il novanta per cento delle attrici porno contemporanee e se gli si chiede se ha sperimentato qualche attività fisica, il rossore del suo viso, gli occhi che sfuggono e l'imbarazzo, fanno scemare l'entusiasmo generale. "Meglio invitare una tartaruga alla prossima festa..."; e sí!non è per niente apprezzato...
    Dalla finestra della sua stanza, davanti la scrivania, si vedono palazzi ed antenne, al fondo un campo incolto, cartelloni pubblicitari, passaggi veloci di auto; quando piove i palazzi si macchiano, si fanno più scuri, poi restano muti, qualcuno illummina una finestra, altri abbassano una persiana, ma pochi sanno che c'è chi li scruta, con occhio amico, con gioia, forse sono gli unici ipotetici confidenti di Sabaudio.
     Da alcuni giorni c'è attività nell'appartamento di fronte, il 4 piano dell'edificio rosa e grigio che è di fronte alla sua finestra-occhio s'illumina, si spegne, viene aperta la porta del balcone, ma mai che si riesca a sapere chi, quando, per quanto tempo...sono giorni miti, da primavera inoltrata, quasi estivi, se non fosse che di notte è ancora necessaria la coperta, il pigiama, e di primo mattino anche un maglioncino per uscire ed andare a scuola. Sono giorni di ripetizioni ossessive, di parole scritte che scorrono ma con poco interesse, il lettore è diventato troppo curioso..."chi vivrà lí di fronte?!?!"...forse dei delinquenti, per questo non si vedono; ma il tempo da risposte e la fretta non è mai buona compagna; per questo quando un martedí pomeriggio prestissimo vide Karen non trovò logica alcuna alle sue domande.
    Karen, mora, altissima e robusta ma non eccessivamente, come le donne d'un tempo, con i capelli lunghi e delle splendide forme prominenti; Karen che esce sul balcone a stendere una asciugamani con indosso un accappatoio celeste, i capelli bagnati, a piedi nudi, Karen distratta, che si appoggia per guardare giù prima di dare l'ultimo tiro alla sigaretta e buttarla per strada; Karen che non sa di essere osservata, da uno sconosciuto che assossisce ed abbassa lo sguardo sui libri.
    O forse si...perché Karen ogni giorno ripete lo stesso rito, alla stessa ora, meno i finesettimana.
    Finché un pomeriggio ormai d'inizio estate, esce sul balcone, si siede su una sedia, con il phon in mano, ed inizia a passarsi le dita tra i capelli mentre il getto caldo aiuta il clima nel veloce lavoro di asciugatura; lentamente sposta il capo in avanti, e lascia scoperto l'abisso della scollatura, un seno enorme nella distanza, oblungo, "con forma di melanzana" pensa Sabaudio mentre cerca di non essere visto troppo interessato al tema...ma Karen con fare distratto ora tira indietro i capelli, mette a riposo il phon, appoggia i piedi sul metallo tiepido del balcone, divarica le gambe e lascia scoperte le coscie, le chiappe sporgono dalla sedia mostrando il fiore caldo del sesso aperto al pomeriggio...
    TO BE CONTINUED
    September 21

    Pessoa

    "La superiorità del sognatore consiste nel fatto che sognare è molto più pratico che vivere, e nel fatto che il sognatore trae dalla vita un piacere assai più ampio e più vario dell’uomo di azione. In parole più concrete e dirette: il vero uomo di azione è il sognatore..." Fernando Pessoa scrisse nel libro dell'inquietudine, tra le altre cose, anche queste parole....Meditate gente, mi verrebbe da dire. Ma forse è meglio dire imparate...credo nel razionalismo con tutti i suoi limiti...e l'essere sognatore appartiene, come funzione della mente, alla razionalità...ma credo che mi stia perdendo nei miei sogni
     
    September 20

    Attesa

    Sapevi che ti avrei aspettato. Seduta sulla panchina scartavi un libro di Prevért, Lettere D'amore, senza prestare attenzione al movimento disperato dei rami assaltati dai passeri al tramonto.
    Sapevi che ti avrei aspettato.
    Con i talloni piantati tra le i legni della panchina, gambe divaricate, la testa tra le ginocchia e le braccia a circondarle, nel mezzo il libro ed il tuo naso sniffando i versi.
    Contorsionista.
    Posizione scomoda ma felice, quasi a voler dare la possibilità alle tue labbra di poter sussurrare i versi.
    Sapevo che mi avresti cercato.
    Sul davanzale della finestra un merlo diffidente spicca un fragile volo.
    Eccomi.
    Alzi lo sguardo e sorridi, torni a leggere, ma il sorriso ti ha fatto perdere l'equilibrio, ti dondoli sulle natiche ora a strisce. 
    Alzi il libro sempre tenendolo con le due mani, distendi le gambe come se fossi una gatta e scricchiolano le ginocchia. Chiudi il libro con l'indice a mo di segnalibro e mi fai un gesto con il capo.
    Ti alzi.
    Ti seguo. 
    Il portone riflette il tuo viso con un'espressione sadica, gongoli.
    Ti seguo come se fossi un carcerato, sguardo a terra, occhi persi. 
    Sali le scale, ti fermi sulla porta e con un semplice gesto ti passi l'indice (lo stesso indice segnalibro) tra la pelle ed il pantalone, lasciando scoperto il fianco, lieve, lisciapelle, a mostrare distratta l'assenza di un secondo tessuto tra te ed i pantaloni.
    Aspetti che con un colpo di tacco chiuda la porta alle mie spalle.
    Non ti volti.
    Appoggi le mani alla parete, ti fletti, la guancia segue le mani, apri leggermente le labbra, formando una "o" perfetta, circolo della mia perdizione. 
    Gracidi: "saziami".
    La mano scivola sulla tua schiena, sotto la maglietta, segue il canale della colonna vertebrale, arriva al collo.
    Lisciapelle.
    Lieve.
    Ora scende su un fianco a sfilare il pantalone, scivola, si affloscia al suolo e lascia scoperta la luna del paniere, la geometria solida delle semisfere, l'alta ferita in cui termina la schiena. 
    Liberi un piede.
    Ti apri.
    Ti fletti.
    Premi sulla parete.
    Ed io chirichetto novello m'inginocchio, chiuso sorriso, odore di fogliame, di erba umida, di ansia.
    Due volte.
    Ripassa due volte, la lingua, dal basso verso l'alto, cercando di scavare, aprire, semplice e amorevole.
    Sorridi e sospiri.
    Sospiri e sorridi.
    Ora passeggio due dita sui polpacci, salgo gli inguini.
    Un dito che attraversa la carne, la fangosa elasticità della trincea.
    Sei sotto attacco.
    Sulle nocche il primo piovere caldo dell'autunno.
    Ti mordi le labbra.
    Hai gli occhi chiusi. Chissà a chi pensi.
    Un secondo dito, commmilitone, si annega, cerca con calma amorevole, strofina, mentre il pollice fa da vedetta ed infine inizia un corpoacorpo con il corallo emerso.
    E nel mentre lo sguardo si conficca nell'ombra, un taglio che ingoia, fagocita le dita, rintocchi senza campane, suono sopito, accotonato, aritmico, come i tuoi sospirirespirilanguori.
    Ora le dita si fanno tremule, i polastrelli aprono, premoro, aprono sul bordo pronti a scivolar fuori.
    "Affondami". Articoli a denti stretti come se fosse una minaccia.
    Bianca e collosa ti appiccichi sulle nocche che vorrebbero scendere piano per toccare il fondo, sapere se la parete è tiepida come la saliva che la ricopre.
    Ancora le tue labbra si schiudono.
    Assaporo.
    La lingua nella puntiforme e triangolare ambiguità dei tuoi sospiri non ha pace, odore di sale, sul viso.
    Con una mano che sgattaiola dalla parete mi vieni incontro, veloce, velocissima, trattieni il respiro...sale la mareggiata, t'inarchi, mi mostri il primo sacrificio, goccioli, sbrodoli, selvaggia e tropicale.
    Nel ritirarmi stringi gli inguini, le dita fanno capolino.
    Un tremore ti frusta.
    Rompi nuovamente a respirare.
    Inginocchio.
    Chirichetto.
    Appoggio una guancia per ricevere un ultimo umido, tiepido, bacio.
    Fuori il tramonto ormai è solo un ricordo.
    Anche i passeri ti ascoltano respirare.
    September 18

    CONSIGLI PER GLI ACQUISTI!!!


    Leggere la contemporaneità è fondamentale,ancor più in questa nostra Europa senza frontiere, sia telematiche che fisice, in cui non si riescr più a trovare il bandolo della matassa letteraria. Molti sarebbero gli autori da proporre...io vi indico uno, poi sta a voi....
    Il libro si chiama DIARIO COMPLICE è di Luis García Montero (un poeta spagnolo importantissimissimissimo) ed è disponibile in italiano presso una casa editrice chiamata LA MONGOLFIERA. (http://www.lamongolfieraeditrice.it/product.asp?intProdID=115)
    Questo è la nota del traduttore:

    La complicità del traduttore.

    Come parlare, quale immagine prendere di questo libro, che già dal titolo insinua delle intenzioni poetiche ben definite: dichiarare una complicità, sempre necessaria, tra autore e lettore ma anche tra il personaggio letterario ed i lettori, alla ricerca di una intimità che appare reale scorrendo le pagine di questo diario in cui tutti possiamo rispecchiarci.

     

    Diario vuol dire giornaliero, quindi cronaca, narrazione degli eventi, delle prospettive che appartengono alla soggettività, ma che rientrano in un tutto che chiamiamo Storia, la grande amante da non dimenticare; quindi i ricordi come  istantanee sul passato che servono a rendere più ameno un presente fatto di quotidianità, di riflessioni, di gesti piccoli, perché la poesia è un “fare” un atto sempre sul nascere « la poesia, la letteratura in generale, è quello spazio in cui sono le parole che passano ai fatti, perché non si può distinguere tra le parole ed i fatti. […] Quando un poeta scrive, quando elabora la propria verità, quando trasforma la sua verità biografica privata in una verità estetica autonoma e pubblica, fa sì che le parole passino ai fatti e diventino esse stesse fatti.  »[1]

     

    Ed è nel segno del fare, nel momento in cui quei fatti si traducono in parola, che si è cercato di mantenere il ritmo, il tempo, del verso senza snaturare quello originale, un lavorio spietato che ricorda l’importanza di questo libro, Diario Complice, in cui il traduttore/lettore diventa egli stesso un complice stupito, sorpreso tra i versi di una vita che non ha vissuto ma che gli appartiene.

     

    Luis García Montero ha dimostrato sin dal 1979 (Premio Federico García Lorca) di avere tutte le qualità per ambire un posto d’onore nelle letterature nazionale e non solo; testimone sono le traduzioni in varie lingue, lo studio accademico della sua opera, la sua importanza come teorico, l’impegno politico (la poesia è un mezzo di conoscenza), e la sua presenza presso l’università della sua città natale, Granada, fucina di talenti e luogo in cui la Storia e la Poesia si danno appuntamento.

     

    Muovendo i primi passi dai classici della letteratura spagnola, attraverso i grandi della Generación del 27, il realismo dei contemporanei (poeti imprescindibili nella formazione di ogni autore) García Montero è derivato verso una visione tutta sua della poesia che potremmo definire un “realismo singolare”, a cavallo tra l’Esperienza e quella Otra Sentimentalidad che fu il primo passo verso una maniera “altra” di scrivere versi, di cui questo libro è prova.

     

    É difficile non sbagliare, essere approssimativo, quando ci si confronta con autori come questo grandino. Personalmente credo che la poesia di Luis García Montero sia una delle più valide proposte a della contemporaneità dimostrando che è necessario una conoscenza profonda dei fondamenti della poesia, ma anche di una capacità selettiva per dar vita e coltivare il proprio “giardino” (la biblioteca personale), senza dimenticare mai uno studio ed un dominio cosciente dei ricorsi di quest’arte, primo fra tutti la metrica.

     

    La poesia ha bisogno di spazio, non di nicchie, di luoghi fisici, di folle oceaniche, di ascolto e di voci, ed è per questo che ogni libro costruisce un’identità comune, una maniera di tornare a dialogare con se stessi, con gli altri, con la tradizione. Come ha scritto Felipe Benitez Reyes:«... sarebbe salutare che si iniziasse a considerare la pratica della poesia non come lo sfogo sentimentale di persone innamorate o come lo sbocco vocazionale di sensibilità pintureras, ma come ciò che realmente è o può arrivare ad essere: un esercizio dell’intelligenza»[2].

    Quando tutto appare perso, tra l’indifferenza di un mondo alla deriva ed il cinismo dell’uomo aggrappato all’individualismo, la poesia torna a rendere più umani, a dare un nuovo senso alle parole, un colore diverso alle speranze.

     

    Credo sia necessario, dulcis in fundo, ricordare coloro grazie ai quali questo progetto editoriale ha preso vita. Innanzitutto l’autore Luis García Montero per i suoi versi, la maniera di dire le cose, i gesti quotidiani, il suo essere tra la gente; Veronica Dorado Gago, per esserci sempre e le nostre notti sui dizionari; Angela Luisa Garofano per i suggerimenti, la professionalità, l’amicizia; Emilia Sposato per la consulenza; Ruben Martín per il supporto nella versificazione, come poeta e come amico. Senza di loro questo libro non sarebbe “nato”. Ed infine grazie a Giovanni Speditati, l’editore, per credere in certe sfumature, nelle prospettive, e per arricchire il panorama culturale, lasciare un’impronta, con un autore, ripetiamolo all’infinito, imprescindibile.

     

    È vero che gli uomini si travestono

    Per avvicinarsi di più alla verità.

     

    (Raul Quinto – La piel del vigilante)

    ED INFINE UNA POESIA TRATTA DEL LIBRO:

    XXV

     

    Ricorda che tu esisti soltanto in questo libro,

     

    ringrazia i miei fantasmi per la tua vita,

    la passione che metto in ogni verso

    per ricordare l’aria che respiri,

    gli abiti che ti metti e che mi togli,

    i taxi in cui viaggi ogni notte,

    sirena e cuore dei tassisti,

    i bicchieri che nei bar condividi

    con la gente che vive sui banconi.

    Ricorda che io aspetto dall’altro lato

    dei tram quando ritardi,

    che, sentinella scomoda, il telefono

    diventa un ospite senza notizie,

    che c’è un rumore vuoto di ascensori

    che si lagnano soli, convocando,

    mentre salgono o scendono, la tua nostalgia.

    Ricorda che il mio regno sono i dubbi

    di questa città che ha soltanto fretta,

    e che la libertà, cigno terribile,

    non è l’uccello notturno dei sogni,

    si la complicità, il suo mantenersi

    ferita dalla sciabola che ci fa

    riconoscere come personaggi letterari,

    menzogne veritiere, verità di menzogne.

     

    Ricorda che io esisto perchè esiste questo libro,

    che posso suicidarci al rompere una pagina.

     


    [1] García Montero, Luis, Le prime parole, in Fronesis, n 1, anno 1, Firenze, gennaio-giugno 2005, pag. 59-66

    [2] Felipe Benítez Reyes, La dama en su nube, in Paraísos y mundos, Madrid, Hiperión, 1996


    September 17

    De gattibus

    Notte del cazzo...silenzio...poco traffico, poca gente, poca voglia ti rimettermi su Steiner e le sue congetture...non so se sono io che guardo il libro o è lui che mi scruta, accigliato, cosí blu che si confonde con il pacchetto di sigarette parcheggiato sulla copertina...gatti che litigano per un boccone o una spelacchiata femmina in calore, la natura è saggia e mi ricorda che non siamo tanto diversi...si dice ruffiani dei gatti oppure li si chiama opportunisti...il mio è tenero...un tenero figlio di gatta!!!A volte mi chiedo cosa sogna, si contrae e miagola, altre so che mi sta mentendo, ma mi guarda come se lo stessi per giustiziare ed anche l'ultima gliela faccio passare liscia (povero modem, disgraziato bicchiere, camicia nuova da buttare, eppoi aspetta che torni stanco morto e vuole giocare). Forse perdonandolo mi perdono, se per il calendario cinese ognuno è un segno animale, io sono un animale in cerca di segno, un gatto senza vite, da sempre...non ruffiano o opportunista, ma capro espiatorio...che colpa hanno i gatti (che colpa ho io) se sono curiosi (quando qualcosa si muove scatta la voglia di sapere) eppoi non tirano fuori gli artigli per gioco, ma per necessità innata di aggrapparsi, afferrarsi all'unico scampolo di cielo, che trema sul soffitto di ogni casa, dietro i vetri macchiati di pioggia, dentro i cassetti, negli armadi del ricordo...ecco, qui ci sono stato, è un lugo strategico per riposare, ho scoperto come rimpinzarmi di nascosto, posso saltare anche sulle mensole più alte, vedere com'è triste il mondo dall'alto...chissà cosa sognano i gatti...lunghe orgie, ciotole verdi, palline luminescenti, gomitoli di lana amichevoli e caldi...o solo la mano che gli gratti dietro l'orecchio, la spazzola che gli levi i peli di troppo, una sabbia profumata, una coperta che sia sempre li quando anche la notte diventa tanto silenziosa da sembrare una insopportabile condanna. Un mondo senza guerre (ne dubito), di certo non un fiume, né una piscina, tantomento una sauna; un viaggio, ma dove?!Dietro ogni ombra si nasconde un incubo, un'angoscia, un desiderio selvaggio, e com'è noto dalla propria ombra non ci si può separare...viaggiare gatto per portarsi un bagaglio gatto pieno di ombre gatto...
    "Lo scandalo del contraddirmi,
    dell'essere
    con te e contro te; con te nel core,
    in luce, contro te nelle buie viscere;"
    Quanta ragione avevi Pier Paolo... vivere nel non volere è la ferita più grande, insanabile, a cui bisogna sempre abituarsi.
    September 16

    Consiglio di lettura

    Ogni poeta, o presunto tale, è un mondo. La maggior parte dei poeti sono persone aperte al dialogo, quelli veri, quelli che passano le ore a shakerare le cellule neuronali per tirar fuori qualche verso di cui, certamente, non saranno del tutto convinti...gli altri, quelli permalosissimi, sono dei pagliacci, è la storia di qualsiasi pezzo di stoffa che si crede vestito di gala...non sempre la Storia (quella con la s maiuscola, quella che ne sopporta tante ed è fatta di ferite e lacrime) se ne riesce a sbarazzare, per fortuna esiste il libero arbitrio ed esistono tante persone che, prima di parlare, riflettono e contestualizzano...ebbene credo che Stelvio di Spigno sia un grande poeta, una persona eccezzionale e che il suo spazio sia meritato nel mondo della poesia, per ciò che scrive e per come è!!!Da parte mia sono felice di averlo potuto leggere di poter fare tesoro dei suoi versi, alcuni distanti dal mio scrivere altri (come la poesia in calce) più vicini...non mi piace Kavafis però è indubbio che sia un grande poeta, non amo Montale (oooooohhhhhhhhh ORRORE!!!diranno i benpensanti) ma impazzisco per Quasimodo e Prevert...odio i broccoli e mi piace il salmone...entrambi puzzano...voglio dire, che ogni poeta è un mondo da scoprire, alcuni sono come l'Irak post occupazione americana, altri sono cloache, ben pochi sono splendidi tramonti sul mare, come Di Spigno...e non lo dico per giustificare la mia lettura...se non mi credete dateci un occhio. 

    E con ciò fatemi il piacere di commentare

    Abbracci da quaglia

     

     

    Omaggio

     

                       per Velia Bagnati

     

    Tu così gentile

    che il naso bisognava metterlo

    in cantina per parlarti,

    con la tua paccottiglia di regali

    sempre pronta a ricucirci la lacrima

    di straforo sulla punta

    delle ciglia, noi bambini,

    perché non allagasse il mondo...

    Ora respiri un’aria più benevola

    e sorridi se non ti stanno a guardare,

    finalmente passerai inosservata.

     

    Un fruscio agita i fogli. Sei tu che passi

    – le mani ancora sporche di gelato

    e già un poco ronzanti – e mi fai segno

    di ridere delle mie e delle tue

    (come tu le chiamavi) disgrazie.  

    September 15

    FRENESIA

    Alle tue spalle, come una lunga ombra di cristallo, cosí vicino da sentirti respirare, lo spazio millimetrale tra le tue spalle ed il mio petto si riassume in un tessuto sientetico al 30% e di cotone il restante 70%, cotone che vibra, pulsazione dopo pulsazione, solo un attimo di stasi qualdo silenziosa mi prendi le mani e mi chiudi sulle tue braccia come se fossi uno scialle, un capo ormai remoto ed inchiodato al bianco e nero di qualche nonna. Mi stringi affinché ti stringa, la tua fronte scivola su una mia guancia per poi lasciare indifeso il collo, velato da una ciocca di capelli, ondeggi il capo ed il sipario lacia spazio al passaggio leggero della punta del mio naso, un collo esile e corto, con odore a cannella e shampoo. Il valzer delle labbra dall'orecchio alla spalla si scandisce con i tuoi sospiri, mi lasci le mai, e mi afferri le gambeper spingermi verso te, scivolano i minuscoli intrecci sulle spalle eppure non cade la tela che ti copre il seno, impigliata su di un capezzolo, sull'attenti (soldatino senza guerre), scavalco con la mano l'impiglio e fibrilli...ti giri, mi baci e tutta la tua lingua s'impasta nella mia bocca, m'inondi le labbra come si assale il primo gelato del pomeriggio...sapiente, mi afferri per l'apostrofo, trascinami ovunque (vorrei dirti), mi rintuzzi la mano, la conficchi tra i tuoi inguini e mi dici che c'è posto, che ami l'esteriorità, che non c'è bisogno di scavare...e nel dirlo le tue dita-ragno scartano e danno al rotolino una nuova dimensione, uno spazio senza costrizioni, t'inginocchi e t'imbocco, assetata, all'impazzata schioccano le labbra, la tua testa come un metronomo, però mi guardi e so che mi perdo, che non so dove inizi tu e finisco io, mi afferri forte, sento il tuo velo sul mio pendolo, arrivi in fondo, sbavi, gorgoglii e non resisto, fiotto a fiotto mi parcheggio nella tua bocca il mio futuro, una, due, tre, quattro, cinque volte ed i tuoi occhi mi dicono "basta"!!!...chiudo gli occhi, ti carezzo la nuca, mi risveglio dall'attimo di fuga e sei li, con un libero rivolo che scende dalle labbra su un seno...deglutisci...con un dito-scopa-paletta ripulisci il bordo della bocca, poi il seno e torna il dito alle labbra...le tue mani, ora tiepide, scendono sui tuoi inguini, tue dita ricurve come a vuotare il cavo, entrano fin dove la mano può e tu sospiri...sospiri due volte...poi ti porti le dita alle labbra, le assapori come se fosse pane caldo...e mi dici "due gust è meglio che uan (one)"...e scoppiamo a ridere...e risuona ovunque...e mi dimentico per sempre che non esisti...che fuori ha smesso di piovere e che devo uscire a comprare caffé...
    September 13

    Poesia, misure e maiali

    Per oggi un'autoproduzione...una poesia di quelle scritte anni or sono...facendo un voluto e ricercato paragone tra la pericolosità di certe labbra e persone ed i più futili e sportivi campionati di rally!!!

    Un paragone pensando nella maniera che ognuno pensa alla propria fisicità in base alle proprie esperienze vitali, con questo non voglio dire che un muratore o un dottore utilizzino espressioni differenti per parlare dei propri sentimenti, ma la maniera di visualizzarli a volte si relaziona direttamente con ciò che uno ha "a mano"....è la storia del paesanotto che va per la prima volta a Roma, vede San Pietro e pensa: "però, è molto più grande della chiesa del paese"!!!

    Parliamo di ciò e da ciò che conosciamo come esperienza reale, nessun empirismo, so che una cosa ha delle dimensioni perché conosco il sistema metrico...so cos'è il freddo perché conosco il calore....so, per esempio, che Calderoli è un demente...se passeggia lui su un terreno è uguale che se vi passeggiasse un maiale...e non dico per le fattezze (che somiglia molto) ma per il suo essere...e con ciò vi lascio alla lettura (commentate per favore!!!)

    Baci

    LABBRA-RALLYE

     

    Tornante, rettilineo,

    tornante, curva a gomito,

    le tue labbra in salita

    a quattrocento chilometri all’ora

    su cui sbandare e cappottare.

     

    Lavori in corso.

     

    Le transenne bianche del tuo sorriso

    consigliano prudenza,

    testimoni di sguardi

    gli autovelox cardiaci

    obbligano moderazione.

     
    Amore quanta distanza tra noi?

    una manciata di secondi,

    una falsa partenza.

    September 12

    Una poesia urbana...notturna come un bacio

    Le città hanno un profumo ed una morfologia che somiglia a chi le abita...immagino che alcune siano più mediterranee con gli occhi della notte scuri ed i lunghi capelli d'asfalto, altre più asettiche, diafane e pulite, silenziose come chi le ama, o ancora distratte e posticcie, quasi inutili...Vieni, ti mostrerò Granada, dice in uno dei suoi versi Luis García Montero, per me è un invito...sempre necessario...un abbraccio che va dalle origini all'odierno, giorni con odore di pane appena sfornato, notti d'umidità e segreti sussurrati...vieni, ti mostrerò Granada, le sue strade e le sue torri, il fiume che bisbiglia ed i gatti insonni...vieni...anche i tuoi occhi stanchi riposeranno sul cuore tiepido della città, in vicoli senza orologi che rubano il tempo, ne lancette che ti trafiggono le labbra distratte...Improvvisamente sento il bisogno di tornare a lei, sentirla palpitare, nel passaggio sornione delle auto, nel tremolio delle luci, per ammirarla e sapere che ovunque sia, per un momento tutto ci appartiene...anche la notte... 

     

    SONATA TRISTE PER LA LUNA DI GRANADA

    (Da El jardín extranjero, Luis García Montero, Hiperión, Madrid, 89-99,Traduzione di Andrea Perciaccante)

                                                                                                                                                                                   A  Marga

    “Le ciel est par-dessus le toit.”

    Paul  Verlaine

     

    Questa città mi guarda con i tuoi occhi,

    ammicca,

    perché ora dopo tanto tempo

    vedo ancora il piano scaturire dalla casa

    e mi giunge diversamente,

    sfuggendo dal salone,

    abbordando le strade

    di questa città antica e affascinante

    che segue solitaria come tu la lasciasti,

    sopportando le sue piazze,

    tra il letto perso dell’aspirazione

    e il rifugio del mare.

     

    Se fossi stata qui

    niente sarebbe cambiato se non il tempo,

    il cadavere strano dei suoi fiumi

    che seguono sommersi

    come tu li lasciasti.

     

    Ora

    sento ancora il mio corpo popolarsi di banderuole

    e lo vedo disteso

    su generazioni di finestre antiche

    mentre la notte avanza solitaria e perfetta.

     

    Siamo di una città

    carica di pazienza,

    che non conosce il sogno delle serre,

    né ha vissuto la strana presenza dell’amore.

     

    Come piccole vene

    i negozi aspettano per aprire domani

    e il desiderio non esiste

    più in là della luna delle vetrine.

     

    Abbiamo già sognato tutti i sogni,

    vivendo qui

    dove la storia dimentica le sue rotaie vuote,

    dove la pace é nera e si raccoglie

    tra piazze chiuse,

    su vecchie taverne,

    sotto il bordo violetto del mistero.

     

    Certe volte sognammo

    un mondo differente:

    ai tempi dell’impero perduto dello zucchero

    quando i viaggiatori arrivavano

    con l’odore d’industria.

    Le strade si riempirono di motori ruggenti

    e la frivolezza

    come un convolvolo brillante negli occhi

    ci offrì all’improvviso

    carne tiepida, lampade di ragno.

    Sembra di ricordarvi

    abbracciati al mondo in abiti di filo,

    nella pelle affascinante di un’epoca

    che ci lasciò i suoi alberi,

    il cuore inciso

    sui portasigarette, la sua dedica

    sulle fotografie.

     

    Ora

    quando il destino ormai non é una scusa

    bensì la solitudine,

    e i cieli sono sotto il tetto

    come tu li hai lasciati,

    tutto ricorda un sogno sporco

    all’alba.

     

    Qui

    non ci furono battaglie ma attese.

    La guerra fu un camion che ci cercava,

    fermo sulla porta

    separando con i suoi occhi accesi

    da spia

    e al riparo del mare.

    Più tardi

    tra canzoni tristi di marinai biondi

    tutto rimase addormentato.

    Da balcone a balcone

    sentimmo il dopoguerra alla radio,

    e lontano,

    sotto le croci fredde delle piazze,

    anziane ombre nere passeggiavano

    sostenendo nelle mani

    la nostra sopravvivenza

    Questa città é intima, di una bellezza oscena,

    e le tue mani sono pallide

    palpitando su di essa

    e la tua pelle gialla, bruciata dal tabacco,

    che mi ricorda ora

    la luce artificiale dell’ illuminazione.

     

    Torno a te. Il mio cuore da gufo

    l’accolgon le sue gambe.

    Come muti testimoni della storia

    carezzo le cupole perse,

    palazzi in rovina,

    vecchie fonti

    che raccolgon la luna

    dove vanno a nascondersi gli ultimi abbracci.

     

    Verdi nella stanchezza

    di tutti gli angoli

    questa città mi guarda coi tuoi occhi muschiati,

    mi sorprende tranquilla

    d’amore e mi provoca.

     

    Spunta

    violetto un giorno

    che le strade condividono con la pioggia.

    La solitudine respira più in là

    delle gru

    e il mio corpo si distende

    per una luce zelante che indovina

    le labbra della sierra,

    la stoffa sulle torri di Granada.

     

    L’alba lascia

    tracce d’oscurità tra le mani.

     

                              Sento

    una voce che si schiarisce. Lentamente

    i tetti sorridono ogni volta più estesi,

     

    e così,

    come un’onda,

     nella nuvola aperta di tutti i sobborghi,

    questa città si rompe sui viali,

    sotto gli ultimi picchi

    dove la neve aspetta

    che salga il mare, che nasca la marea.

     

     

     

     

     

     

     

    La mia prima volta...o il ritorno dell'arreso

    Mezzaluna addormentataÈ la mia prima volta su msn...chi lo direbbe, dopo anni di scritture c(re)at(t)tive, approdo su my space grazie ad una partenopea che mi ha svelato il segreto della lontananza...ogni inizio ha un perchè: il mio è lungo da spiegare, non mi va di dare ragioni, forse nessuna sarebbe (in fondo) comprensibile, facciamo che vi dico una bugia (come "oberato di lavoro, non ho trovato tempo...), o una mezza verità (come "sono felice di essere qui con voi", a pranzo dai suoceri) o una verità inconfutabile (come "sono sceso nell'inferno dei miei fallimenti a fare il punto della situazione, ma era troppo buio...").

    Ritorno...in principio c'è un'andata, un moto da luogo, non fisico, non psichico, ma animico, una domenica fatta di "ora mi alzo ed esco, è una bella giornata e non voglio perderla in casa a poltrire"; amo poltrire le domeniche in casa, amo il dolce far nulla, amo mettere su un po' di jazz e leggere qualcosa, una lista infinita di canzoni ad un volume tanto basso che sempra un bisbiglio...oppure guardare il soffitto e chiedermi quanto tempo è passato dall'ultima conversazione con me stesso...ego e superego...timore e tremore...paura e ritorno.

    Torno a scrivere con la speranza che qualcuno legga o solo si sporga su questo davanzale sudicio, da giornata piovosa e bigia, da circonvallazione, da "cazzo, ho dimenticato di comprare le sigarette!".

    Aggiungerò commenti, poesie, traduzioni, riflessioni, foto e ringraziamenti...come questo per la partenopea...e siccome mi piacciono le frasi ad effetto, ma sono sempre fuoritempo, fuoriluogo,fuoritema,fuoricampo...insomma "scunchiuso" (come direbbe Bossi)...vi auguro che "la vita vi tratti degnamente".

    Bona nit